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Festival della Luce a Selinunte: in scena “Mobbidicchi” di Giacomo Bonagiuso

Festival della Luce a Selinunte: in scena "Mobbidicchi" di Giacomo Bonagiuso 4

Arte e Spettacolo

Festival della Luce a Selinunte: in scena “Mobbidicchi” di Giacomo Bonagiuso

Domenica 26 Agosto alle ore 18.30 a Selinunte andrà in scena il secondo atto del Festival della Luce, MOBBIDICCHI di GIACOMO BONAGIUSO, nello straordinario ed unico contesto del Santuario di Demetra Malophoros.

Da più di un secolo e mezzo uno spettro si aggira nelle acque extraterritoriali della letteratura: “Moby Dick”. Un testo che affonda la penna nel male profondo, nei mostri, nei fantasmi delle anime umane e disumane. Achab, il capitano, cerca la fine, nel segno di una insensata vendetta, una faida, che certamente coinvolge la sua stessa esistenza e non certo un grande cetaceo, la balena. “La balena non ti cerca, sei tu che cerchi lei!” – così l’equipaggio del Pequod cerca di far rinsavire il capitano.

Se trasponiamo il tutto nello straordinario ed unico contesto del Santuario di Demetra Malophoros, nello spettacolo del tramonto, allora, questa ricerca dalla luce alle tenebre sarà accompagnata del circuito del sole e dalla prevalenza, in fine, dell’ombra.

“Mi ha sempre sconvolto questa storia – spiega Giacomo Bonagiuso- che ho pensato di prenderne spunto per una riscrittura in siciliano arcaico, che tenesse conto del viaggio attorno all’uomo. Ne è venuto fuori un testo furioso, che costringe a fare i conti con i propri demoni. Volevo ritmi frenetici e parole risuonanti, volevo una struttura internazionale pur facendo parlare idiomi arcaici, insomma volevo che lo spettacolo diventasse uno specchio collettivo dove guardare per spogliare ogni vanagloria. Con Mobbidicchi il re è nudo. Il male è “ a siccu” (a terra, dentro l’uomo), non a mare, né in presunti “mostri” esterni alla volontà dell’uomo. D’altronde, se esiste un testo che descrive il viaggio nel male radicale che attanaglia l’uomo e il suo cieco dolore, quello è proprio il “Moby Dick” di Melville, una sorta di Iliade della letteratura americana, che oggi, in questa riscrittura diventa anche segno linguistico profondo della nostra oscura radice. Nel nostro Mobbidichhi, il cui suono evoca la storpiatura popolare della pronuncia inglese, Achab racconta un male atroce, indicibile, una violenza perpetua e non facilmente confessabile; e la “piccola” Mobbidicchi è la destinataria di questo inconfessabile male.

Sarà Massimo Pastore, a vestire i panni di Achab in questa “riscrittura, traduzione e tradimento” dell’opera di Hermann Melville – come ha detto il regista ed autore Bonagiuso sul palco del tempio di Hera. In scena anche la giovane attrice campobellese Martina Calandra che si cimenta con un ruolo ostico, quello appunto di Mobbidicchi. A supportare la scena con la loro bravura altri due attori del Teatro Abusivo di Marsala, Alessandra De Vita e Giovanni Lamia nelle vesti di Ishmael e Parsi. Altra sorpresa in scena l’incantevole voce di Debora Messina che canterà alcuni brani di accompagnamento davvero unici. I costumi sono firmati da Monica Gucciardo.

L’obiettivo del Festival della Luce è restituire centralità classica alla Sicilia, alla sua profonda radice, all’etnos, alla lingua arcaica dei nostri padri e dei loro antenati, e questa versione di “Mobbidicchi” non poteva che tradurre e tradire, insieme, un’opera fondamentale della modernità”.

Nell’opera di Melville il capitano Achab insegue per tutta la vita una balena bianca, Moby Dick appunto, colpevole di avergli staccato una gamba durante una caccia. Nel nostro Mobbidicchi Achab porta con sè un indicibile segreto, una malvagia colpa che non è ascrivibile a Dio, al Demonio o alla Sorte, ma che è una sorta di marchio oscuro dell’umanità. Mobbidicchi insegna che i mostri non sono a mare, altrove, fuori di noi, ma che spesso essi vivono dentro di noi, nella nostra pancia, tra i segreti inconfessabili del nostro ego e della nostra smania di possesso sulle cose, sul mondo e sugli altri. Ecco perché quest’opera è stata scelta come metafora ideale del secondo atto del Festival dedicato a “Migrazioni Meticciati e Mattanze”…

Biglietti 10 a 8 euro. Biglietteria sui siti. Prenotazioni , prevendite e info wapp 3474587137.

Per giungere al Santuario di Malophoros bisogna posteggiare presso l’Acropoli di Selinunte. Lì sarà allocata la biglietteria. E’ disponibile presso l’Ente Parco un servizio con trenini gommati, indipendenti dalla organizzazione del Festival, cui è possibile accedere con un costo di 2 euro a tratta.

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