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Castelvetrano, prosegue il Festival della Luce venerdì 26 al TRAMONTO e domenica 28 all’ALBA

Prosegue il Festival della Luce venerdì 26 al TRAMONTO e domenica 28 all'ALBA

Eventi

Castelvetrano, prosegue il Festival della Luce venerdì 26 al TRAMONTO e domenica 28 all’ALBA

TRAMONTO
Gomito di Sicilia.
L’autore Giacomo Di Girolamo dialoga con M. Domenica Muci

Sistema delle Piazze – venerdì 26 LUGLIO, ore 19

“Perché so cosa significa abitare nell’ovest che più ovest non si può del gomito di Sicilia.
Significa abituarsi ai tramonti, cioè ad un lento rincorrersi di epiloghi.” (G. Di Girolamo)

E siamo al TRAMONTO, nel terzo appuntamento del Festival della Luce.
Venerdì 26 luglio alle ore 19,00, il tramonto è il tempo scelto per far luce sull’ovest della Sicilia, con l’intenzione di avvicinarlo, di scrutarlo, di gustarlo da dentro.
A gettar luce sull’angolo estremo della provincia di Trapani è il racconto di Giacomo Di Girolamo e del suo ultimo libro GOMITO DI SICILIA (Edizioni Laterza).

“So cosa significa abitare nell’ovest che più ovest non si può del gomito di Sicilia. Significa abituarsi ai tramonti, cioè ad un lento rincorrersi di epiloghi”. Seguendo passo per passo l’autore e nella giusta inclinazione del calar del sole, si racconterà la punta occidentale trapanese tornando più volte ad alzare lo sguardo a che non sfugga nulla della sua abituale dissolvenza. “È una sorta di attitudine alla dissolvenza che ha il gomito di Sicilia: questi luoghi esistono – che paradosso! – intensamente proprio nel loro cercare di essere nascosti. Ci vorrebbe allora un racconto saturo, nitido, in grado di individuare il più piccolo dettaglio. Ci vorrebbe una vista perfetta, dieci decimi”. La location costringe a sollevare gli occhi, e asseconda le inclinazioni della luce. Una location a primo impatto svisante, desituante… eh sì, perché il Sistema delle Piazze lo sguardo lo svia, e non poco! E siccome questo Gomito di Sicilia “si racconta con gli occhi”, allora è meglio per tutti aguzzarli gli occhi e far girare le pupille in lungo e in largo tra la sequenza delle piazze Carlo d’Aragona Tagliavia, Umberto I e Principe di Piemonte. E continuare a volgere e rivolgere lo sguardo tra gli imponenti prospetti di palazzo Pignatelli Aragona, della Chiesa Madre, dalla raffinata impronta cinquecentesca ispirata alle cattedrali normanne, e della Chiesa del Purgatorio costruita tra il XVII e il XVIII secolo. E ancora, far salire gli occhi su su fin su la vetta della Torre Campanaria… Il Sistema delle Piazze è la scenografia urbana multiprospettica ideale per un libro altrettanto multiprospettico che, come le piazze, offre punti privilegiati per visuali d’insieme d’effetto. La vitale ironia di Giacomo di Girolamo, tanto lucida quanto piroettante, prenderà corpo tra gli spazi che si restringono e si dilatano nel suggestivo gioco architettonico del Sistema delle Piazze, che la secentesca Fontana della Ninfa, con i suoi quattro ordini di vasche, conclude, diventando fondale di piazza Umberto e piazza Garibaldi e contenendo l’eco del racconto di Sicilia, esplosione di storie incredibili che non ci si stanca mai di ascoltare.

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Giacomo Di Girolamo, giornalista e scrittore, si occupa di economia, mafia, ambiente e corruzione. È direttore di Rmc 101, la più seguita radio della Sicilia occidentale, ed è autore di inchieste sul portale Tp24.it. Scrive su La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Il Sole 24 Ore e su testate estere. Tra le sue pubblicazioni: “Dormono sulla collina” (Il Saggiatore, 2014), “Contro l’antimafia” (Il Saggiatore, 2016), “La partita truccata” (Rubbettino, 2017),” L’invisibile” (Il Saggiatore, 2017).
Gomito di Sicilia (Laterza, 2019, pp. 125) racconta un pezzo di Sicilia finora rimasto inesplorato, l’angolo estremo della provincia di Trapani. Dal vino Marsala, un tempo il liquore più famoso al mondo e oggi usato per la carne in scatola, all’abusivismo edilizio che si è mangiato tutta la costa. Dal mare dello Stagnone, che ora si sta prosciugando, ai tentativi quasi comici di costruire un monumento a Garibaldi degno della sua impresa. Dalla mafia che non uccide più ai turisti che si fermano in pellegrinaggio di fronte alla stele commemorativa della strage di Capaci. E ancora, dagli alberi di melograno, che si sostituiscono alle viti cambiando paesaggio e abitudini, ai ragazzini in fuga dall’Africa che riempiono le piazze con i loro giochi. Perché la Sicilia è una sorgente inesauribile di storie che non ci si stanca mai di ascoltare.

ALBA
Il ritmo dell’anima
Flamenco, zingare ed esilii
Coral Arte Flamenco. Regia di Debora Brancato

Chiostro di San Domenico – Domenica 28 LUGLIO, ore 5,45

Al tramonto, nello splendido scenario di San Domenico, il flamenco racconta i moti dell’anima. Attraverso le percussioni di Valeria Bottino e il movimento del corpo nello spazio scenico, la dinamica culmina nell’esplosione del ritmo percussivo dei piedi, delle mani e del corpo. La musica, il ritmo e la danza conducono lo spettatore in una ricerca itinerante e continua di emozioni, dove tutto diventa mezzo espressivo e poi racconto. Il racconto dell’andar via di un’anima che sceglie un altro luogo: il luogo delle emozioni, delle introspezioni, della creazione… e ne fa ossessivamente il suo mestiere e la sua arte.
Certo è che l’esilio conosce molte forme. Esilio dai luoghi, esilio da se stessi, esilio come perenne erranza, esilio come distacco dalla propria storia. Ed è certo che proprio i luoghi pregnanti di storia sono specchi dei distacchi.
Non a caso, dunque, un sostenuto andamento “migrante” si snoda lungo il complesso di san Domenico, che si affaccia sulla centrale piazza Regina Margherita. E le pietre, i muri e i monumenti all’alba diventano la naturale scenografia di un racconto d’esilio.
È un’alba superba quella che sorge sull’aggregato monumentale della Chiesa di San Domenico e dell’adiacente Convento dei Predicatori. Il complesso risale alla fine del XV sec. e fu commissionato dai Tagliavia, signori di Castelvetrano che portarono nella città il culto domenicano.
Il convento comprende un chiostro ricco di piante e colonne, e diversi spazi come il parlatorio, il refettorio, la cucina e le celle dei frati. Di straordinario pregio artistico la cosiddetta Cappella Sistina di Sicilia, cioè la chiesa di San Domenico, è un tripudio di stucchi e rappresenta uno degli esempi più significativi del manierismo siciliano in evoluzione verso il barocco. Il prezioso repertorio decorativo è stato realizzato tra il 1574 e il 1580 da Antonino Ferraro da Giuliana, capostipite di una nota famiglia di stuccatori e pittori. Incaricato dal “Magnus Siculus” don Carlo Aragona Tagliavia, Antonino Ferraro sviluppa un superbo programma iconografico, centrato, nel presbiterio, sulla celebrazione messianica. “È del Ferraro il fin la meraviglia…” potremmo a ragione ri-citare, perché il “far stupir” pare sia stata l’irrinunciabile sfida lanciata da Antonino Ferraro e dalla sua bottega non solo a Castelvetrano ma all’arte universale: un ricchissimo programma iconografico, che ricopre ogni minimo spazio di stucchi, cartigli, pitture e fregi, culmina con il capolavoro dell’Albero di Jesse, l’albero genealogico che da Jesse, padre di re Davide, arriva alla Beata Vergine Maria e che è possibile oggi ammirare in tutto il suo splendore, dopo l’importante restauro delle decorazioni plastiche e pittoriche.
Sull’onda emotiva della potente forza comunicativa del complesso di San Domenico, la performance Il ritmo dell’anima racconta, probabilmente, anche di un esilio dalla propria storia. Di un andare via dal proprio passato più nobile, “con sorprendente meraviglia”. Di un esilio volontario di una città, tutta o in parte… Come l’esilio di una zingara il cui costume è “mover senza disegno il passo vagabondo”, con il cielo per tetto e per patria il mondo.

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